LE BESTIE DI SATANA

Siamo in provincia di Varese, anno 2004, in pieno inverno. I carabinieri scoprono il cadavere della 27enne Mariangela Pezzotta, uccisa a colpi di badile e sepolta nel giardino di una baita mentre ancora respirava. Le indagini sveleranno un mondo fatto di droga, disagio e riti satanici.

ANDIAM, ANDIAM, ANDIAMO A BESTEMMIAR

Il satanismo acido è una sottocultura rappresentata da ragazzi disagiati dediti a piccoli crimini, uso e spaccio di droga, profanazione di cimiteri e qualche messa nera; il tutto in nome di Satana.

Quando si parla di satanismo o setta Satanica, soprattutto in Italia, non si può 

non pensare ad una setta di ragazzi lombardi. Si tratta ovviamente delle “bestie di Satana”. I membri più anziani erano Paolo Leoni, capo carismatico della setta, e Nicola Sapone, un altro leader del gruppo. In seguito si aggiunsero altri membri, come Andrea Volpe, alcuni già noti alle forze dell’ordine. 

La setta era solita fare messe nere a base di alcol, droghe e la musica degli Slayer in sottofondo. I nuovi adepti venivano iniziati al culto satanico tramite delle prove di coraggio, che spesso comportavano dolore fisico (spegnersi sigarette sul corpo o lanciarsi a peso morto contro muri e siepi), ovviamente il tutto bestemmiando allegramente. 

I PRIMI DELITTI

Quando Chiara Marino, l’unica ragazza del gruppo, decise di uscire dalla setta attirò il malcontento degli altri membri, primo fra tutti il leader Nicola Sapone che tentò di ucciderla con dei tranquillanti nella speranza di mandarla in overdose. Dopo questo primo tentativo d’omicidio, un altro membro della setta, Fabio Tollis, decise di allontanarsi prima che la situazione degenerasse ulteriormente. Nicola si decise quindi a farli fuori entrambi.

Il giorno prestabilito, i due giovani vennero attirati in un bosco dove i membri della setta, la notte prima, avevano scavato una fossa profonda ben due metri. Chiara fu immediatamente uccisa a pugnalate. Fabio tentò di difenderla, ma fu sopraffatto e massacrato a colpi di martello al viso; per finirlo, Sapone gli infilò un riccio di castagne in bocca. Una volta sepolti i cadaveri, gli assassini urinarono sulle loro tombe.

In quella notte di orrore un altro ragazzo avrebbe dovuto fare la sua iniziazione, Andrea Bontade, ma all’ultimo momento si tirò indietro. Il poveretto venne ripetutamente sobillato e spinto al suicidio finché il  21 settembre del 1998, ubriaco e drogato, prese la sua auto e si schiantò a 180 chilometri orari contro un muro morendo sul colpo. 

TANTO VA LA GATTA AL LARDO CHE CI LASCIA LO ZAMPINO

Per il mondo, Fabio e Chiara erano semplicemente spariti senza lasciare traccia fino al 2004, quando la setta decise di assassinare Mariangela Pezzotta, l’ex fidanzata di Andrea Volpe. La ragazza sapeva troppi dettagli sugli omicidi e Sapone ordinò proprio a Volpe di ucciderla. Quest’ultimo, insieme alla nuova fidanzata Elisabetta Ballarin, attirò Mariangela in una baita, divenuta poi tristemente nota come “lo chalet degli orrori”.

Vole le sparò al volto ben due volte, senza però ucciderla. Alterati da un bel mix di eroina e cocaina, chiesero aiuto a Sapone che prese la povera Mariangela ancora agonizzante e la finí a badilate. Nel tentativo di liberarsi dell’auto di Mariangela, Elisabetta Ballarin si schiantò contro un muro. Preoccupato per la sua ragazza, Andrea chiese aiuto ai carabinieri.

Gli agenti si accorsero subito che i due erano sotto l’effetto di qualche stupefacente e li portarono in ospedale dove Elisabetta, in preda a deliri dovuti alle droghe, iniziò a pronunciare frasi sconnesse riguardo la morte di una certa Mariangela. I carabinieri, insospettiti, iniziarono le indagini che condussero al ritrovamento del cadavere nello chalet. Dall’autopsia emergerà che fu sepolta ancora viva.

LE INDAGINI

A quel punto gli inquirenti iniziarono a ricostruire l’intero puzzle, ricollegando questo omicidio a quello di Fabio e Chiara nel 1998. Nel 2007 sono arrivate le condanne definitive per i membri principali della setta: due ergastoli per Nicola Sapone e uno per Paolo Leoni. Andrea Volpe invece, avendo collaborato alla risoluzione del caso, fu condannato a 20 anni di carcere.

Tra il 1995 e il 2004 ci furono altre 18 morti sospette e persone scomparse. Si potrebbe pensare che siano anch’esse ricollegabili alla setta, tuttavia, senza prove certe, queste rimangono solo congetture. È però altamente improbabile che il gruppo sia rimasto inattivo durante questi sei anni. 

 

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