Seleziona una pagina

IL MACELLAIO DI ROSTOV

Andrej Romanovič Čikatilo nasce a Jubluchne nel 1936. Ha avuto un’infanzia segnata dagli eventi. Il padre era in guerra e la madre lo picchiava perché faceva la pipì a letto.

E in quegli anni, a causa dell continue invasioni tedesche, Andrei ha le prime fantasie macabre immaginando di portare i militari tedeschi nei boschi per ucciderli e torturarli.

Nonostante tutto ha terminato gli studi. Aveva problemi di impotenza e fantasie perverse: una volta ha addirittura molestato un’amica della sorella minore eiaculando sul suo viso dopo averla legata.

UN UOMO IN CARRIERA

Cominciò ad insegnare filosofia. Mal visto dai suoi studenti spesso veniva deriso e additato come omosessuale. Lui reagì a modo suo, molestando gli alunni. Per sua fortuna, non sarà mai denunciato perché le scuole non volevano macchiare la loro reputazione, preferendo il licenziamento diretto.

Trasferitosi vicino Rostov, Andrej compó una casa lontana da occhi indiscreti, dove commise il suo primo omicidio. Il 22 dicembre del 1978, uccise Elena, una bambina di 9 anni. Non c’erano prove che lo legassero subito all’omicidio e al suo posto fu arrestato e giustiziato un giovane amico di famiglia di nome Aleksandr Klavcenco.

LA FORTUNA DEL PRINCIPIANTE

A salvare Andrej, almeno all’inizio, fu anche la scarsa informazione sovietica: per il regime, soltanto nelle nazioni capitaliste venivano commessi tali crimini. Di conseguenza i bambini non vennero allertati dai genitori. Nacquero invece dicerie assurde su stranieri che uccidevano i bambini sovietici, o addirittura sull’invasione dei lupi mannari.

Le vittime erano anche ragazzi giovani a cui spesso asportava i genitali. Per questo le indagini miravano soltanto alla comunità gay o ai malati di mente, fino ad interrogare più di 150.000 persone. Tra l’altro pare che una di queste si suicidò per l’insistenza con la quale le forze dell’ordine cercavano di estorcergli qualche informazione.

Nel frattempo Cikatilo uccise oltre 14 vittime solo nel 1984, l’anno più prolifico.

L’ARRESTO MALDESTRO

Il 6 novembre del 1988 uccide un’altra giovane donna e viene nuovamente fermato da un poliziotto mentre lasciava il luogo del delitto. Lui si giustifica dicendo che era in cerca di funghi, con la faccia insanguinata

Di lì a poco è stato finalmente arrestato come sospettato numero uno dei crimini.

La polizia raccontò ad Andrej che il serial killer era molto probabilmente una persona molto malata e che gli omicidi erano una sorta di richiesta di aiuto, a fargli intendere che era possibile la scappatoia dell’infermità mentale. Cikatilo confessò e diede alla polizia le prove necessarie per poterlo incastrare definitivamente, come la posizione di molti cadaveri seppelliti nel Parco degli aviatori di Rostov.

UNA MORTE DA VERO SOVIETICO

Fu giudicato sano di mente, nonostante i comportamenti deliranti in aula dove abbassava i pantaloni per dimostrare la sua impotenza o altre volte in cui incolpava il governo, i politici o la carestia del 33 (era nato sul 36). Dichiarava addirittura di essere nel giusto in quanto aveva pulito le strade da persone inutili.

Il processo fu reso famoso da molte foto in cui si vede Cikatilo al centro dell’aula in una gabbia. Le vittime da lui confessate furono 56, quelle per cui fu processato, e in seguito accusato, furono 53. Il 15 ottobre del 1992 venne condannato a morte per ognuno dei crimini commessi e giustiziato nel 1994 con un colpo alla testa. 

Pupazzi da Legare – Il primo podcast black humor dove la cronaca nera e il politicamente scorretto si incontrano in un minestrone maleodorante!
Ti fa schifo leggere? Bene! Ascoltaci su Spotify o iTunes

Sharing is caring!