MILENA QUAGLINI

MI SQUAGLINI

16 8bre duemila1, carcere di Vigevano, Lombardia. Una guardia carceraria fa la ronda per le celle quando vede una carcerata a penzoloni in un armadio. Scatta l’allarme, la donna è ancora viva e viene portata in ospedale d’urgenza, ma poche ore dopo muore. Per capirne un po’ di più, torniamo indietro di circa 50 anni.

MAI UNA GIOIA

Milena Quaglini nacque a Mezzanino, Pavia, il 25 marzo del 1957. La sua è stata un’infanzia comune a molti serial killer: un padre violento e una madre succube la costrinsero a fuggire appena preso il diploma.

Dopo qualche anno si sposò e nacque il suo primo figlio, Dario, che crescerà da sola per un breve periodo dopo la morte del marito per diabete.

Milena cadde in depressione e cominciò a bere, e fu lì che conobbe Mario, il suo secondo marito. Mario aveva molte delle caratteristiche del padre di Milena (tipico complesso edipico), come la voglia di bere alcol e il prurito alle mani che sfogava su di lei e su Dario. Inoltre, era un uomo possessivo e geloso, la teneva segregata in casa. La fece persino smettere di lavorare perché “una donna che lavora, tradisce”.

A volte, Milena lavorava per un uomo come donna delle pulizie, il signor Giusto Dalla Pozza. Un giorno, mentre si recava nell’abitazione del signor Giusto, per preparargli il pranzo, ebbe la sua prima esperienza con la morte: lo trovò infatti morto in casa in una pozza di sangue. Chiamò le autorità ben tre ore dopo per denunciare il fatto. Dopo un’attenta analisi, Milena fu scartata come sospettata in quanto colpevole di essere solo una pessima donna delle pulizie, viste le condizioni igieniche precarie dell’abitazione.

DECISIONI DRASTICHE

Dopo quell’episodio, in balìa di una vita da cui non vedeva una via d’uscita, Milena tentò il suicidio tagliandosi le vene durante la sua terza gravidanza. Stanca di quei soprusi ai limiti della decenza, fece una scelta per certi versi coraggiosa: Mario stava dormendo, era tarda sera e Milena entrò nella stanza. In mano aveva una corda della tapparella con la quale ha tentato di legare il marito; quest’ultimo ovviamente si svegliò e le tirò uno schiaffo. Milena, impassibile, incassò il colpo e con forza lo trascinò sul pavimento: dapprima lo stordì colpendolo con un cofanetto, in seguito lo finì soffocandolo con la corda. In seguito lo chiuse dentro dei sacchi dell’immondizia coprendolo con un piumone.

Il giorno dopo, fu assalita dal rimorso e si costituì alle autorità. La casa fu messa sotto sequestro per le indagini e Milena venne mandata in una clinica di disintossicazione per ripulirla dall’alcol e dagli psicofarmaci prima del processo.

VERSO IL BARATRO

Ancora in attesa del processo, Milena lesse sul giornale un annuncio: “cercasi donna, massimo 40 anni per convivenza, poi si vedrà”. Colse quindi l’occasione di passare gli ultimi giorni lontano dalla clinica e si trasferì a casa di Angelo Porrello, un criminale già noto per violenza su minori: sarà la seconda vittima di Milena.

Un giorno, dopo un pranzo nella villa, Angelo tentò di stuprarla: la trascinò in camera da letto, picchiandola e minacciandola. I due ebbero due rapporti completi, dopodiché Milena andò in cucina per preparare del caffè che corresse con un’ingente quantità di sonniferi. Angelo si accorse troppo tardi di una sostanza azzurrina presente sul fondo della tazza e, poco dopo, cadde in coma. Milena lo mise nella vasca da bagno, forse per fargli riprendere coscienza, ma Angelo morì qualche istante dopo. Presa dal panico, lo nascose in una mangiatoia per maiali sul retro del giardino, per evitare ulteriori noie con la legge. Dopo aver preso soldi e macchina della vittima scappò via, ma venne presa quasi subito dai carabinieri che la portano in carcere. 

COLPO DI SCEMA®

La polizia, a quel punto, condusse delle indagini accurate che portarono alla luce l’altro omicidio commesso dalla serial killer, giusto quello di Giusto Dalla Pozza, l’uomo di cui aveva denunciato la morte giusto quattro anni prima. 

Giusto aveva giusto  prestato 4 milioni a Milena che in quel periodo era giusto in condizioni finanziarie precarie; in cambio lei faceva giusto le pulizie di casa e accudiva Giusto. Un giorno, Giusto la portò in camera da letto e tentò giusto di stuprarla. Nel tentativo di sottrarsi alla violenza, istintivamente Milena prese giusto una lampada che era giusto sul comodino e lo colpì giusto in testa uccidendolo, giustamente.

Il 16 ottobre del 2001, Milena si tolse la vita impiccandosi nel carcere. Lasciò scritta una lettera in cui spiegava i motivi di tale gesto: non gli importa più nulla né dei suoi sostenitori (le sue gesta avevano infatti riscosso molto successo), né della sua vita segnata dai troppi abusi.

Pupazzi da Legare – Il primo podcast black humor dove la cronaca nera e il politicamente scorretto si incontrano in un minestrone maleodorante!
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