LA SAPONIFICATRICE DI CORREGGIO

Leonarda Cianciulli non si distingue per il numero di vittime (che sono tre, il numero minimo per essere definito killer seriale) o per una particolare perversione sadica o sessuale come molti serial killer. Quello che la rende indiscutibilmente una delle assassine più interessanti della criminologia italiana è il modus operandi con cui uccide senza sprecare un etto di carne. E se vi siete mai chiesti cosa una madre sarebbe disposta a fare per i suoi figli, ecco a voi un esempio affascinante.

L’ INFANZIA 

Leonarda Cianciulli, nota come “la saponificatrice di Correggio”, nasce a Montella il 14 aprile nel 1894, frutto di una gravidanza indesiderata e di un matrimonio riparatore: la madre era stata infatti costretta a sposare il suo stupratore.

LA MAGIA CONTRO LE MALEDIZIONI

Era una donna che credeva fortemente nelle pratiche magiche e rituali. 

Sosteneva di essere stata maledetta dalla propria madre alla vigilia delle sue nozze, ed era ossessionata dalla profezia di una zingara, secondo cui tutti i suoi futuri figli sarebbero morti. Si rivolse quindi ad una strega “grazie alla quale” riuscì ad avere quattro splendidi bambini.

Aveva la nomea di donna dai facili costumi, oltre che precedenti penali per truffa e millanteria; decise così di lasciare il paese natale e, in seguito al terremoto del Volture, si trasferì a Correggio dove la sua reputazione fu ripulita totalmente.

PER AMORE DI MADRE

Tutto sembra volgere per il meglio per la nostra Leonarda, fino al 1939 quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale. Uno dei suoi figli correva il rischio di essere richiamato al fronte, così Leonarda, in preda allo sconforto, decise nuovamente di affidarsi alla magia per salvarlo. Tuttavia, stavolta il prezzo era più alto: sarebbero stati necessari dei sacrifici umani.

AMBARABA’ CICCI’ COCCO’ TRE CIVETTE NEL BOLLOR

Per il suo scopo Leonarda scelse come vittime sacrificali tre donne, sole e anziane. Raggirò le poverette promettendogli un futuro migliore, convincendole persino a firmare una procura che la legittimava a vendere tutti i loro beni e averne i guadagni. 

Dopo averle uccise, sezionò i loro corpi, ne conservò il sangue e preparò degli sfiziosissimi biscotti che fece mangiare al figlio per proteggerlo dallo spauracchio della guerra. Decise poi di regalarli anche ai suoi vicini. Infatti, come tutte le donne degli anni ‘40, adottava la politica del risparmio e del riciclo.
Riutilizzò quindi le parti restanti dei cadaveri sciogliendole nella soda caustica e facendone delle splendide saponette. Nonostante qualche “maldestro” tentativo di depistaggio, i sospetti per la scomparsa di queste tre donne caddero subito su di lei e alla fine fu costretta a confessare. 

GLI ULTIMI ANNI

Leonarda non mostrò mai segni di rimorso e ha sempre sostenuto: “non ho ucciso per odio, ma solo per amore di madre”. A processo concluso, fu internata in un manicomio criminale dove continuò a coltivare la sua passione per la cucina sfornando continuamente deliziosissimi biscotti… purtroppo nessuno si azzardò mai a mangiarli. Nel 1970, dopo 24 anni di internamento, Leonarda si spense.


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