LA STRAGE DI BOLOGNA

Uno dei fatti più oscuri durante il periodo dello stragismo italiano, famoso come gli “anni di piombo”, fu l’attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.

Una valigia contenente 5 kg di tritolo e 18 kg di nitroglicerina, un ordigno di fattezza militare, esplose alle 10:25 nella sala d’aspetto di seconda classe. 

I danni furono estremi. Un treno distrutto, un’area colpita di circa 50 metri, 85 morti e 200 feriti. A causare il devastamento furono i NAR (nuclei armati rivoluzionari), un movimento neofascista capitanato da esponenti appartenenti alla loggia massonica Propaganda 2 di Licio Gelli

A differenza di altre iniziative precedenti di organizzazioni armate come i NAR non ci furono rappresentanze politiche colpite e a pagarne furono le vittime e i familiari, che ancora oggi attraverso la “Associazione delle vittime della strage di Bologna”, chiedono giustizia e delucidazioni sull’accaduto

I DEPISTAGGI

Fra le prime ipotesi c’è l’esplosione della caldaia del ristorante che si trova sotto la stazione, subito smentita in quanto l’unica caldaia presente rimase intatta. Concidenze? Io non credo.

Un anno dopo un’altra valigia viene trovata sul treno Milano Taranto contenente lo stesso materiale esplosivo della bomba a bologna, ma tutto alla fine condusse ad un depistaggio che fu chiamato “operazione strage nei treni”.

I sospetti andarono poi oltre confine. Un complotto internazionale che coinvolgeva terroristi stranieri e neofascisti italiani latitanti all’estero. Tutto questo risulterà essere un ulteriore montaggio costruito a tavolino, utilizzando vecchie informazioni e notizie completamente inventate. 

Altri depistaggi deviarono le indagini degli inquirenti: la pista libica per dei contatti commerciali che Gheddafi aveva con FIAT ed ENI e quella palestinese per il trasporto di armi in territorio italiano.

UNA PISTA A CASO

Tutti questi montature sono state orchestrate da esponenti importanti presenti nella lista P2 quali il generale Musumeci, Francesco Pazienza (fondatore di un mai esistito gruppo super SISMI), il colonnello Belmonte e l’imprenditore faccendiere Licio Gelli. Tutto per la sovversione dell’ordine democratico, con il supporto dei servizi segreti italiani.

Alla fine le indagini condussero alla testimonianza di un membro della banda della Magliana, Massimo Sparti. Durante uno dei processi, Sparti disse che Valerio Fioravanti, capo dei NAR,  si recò a casa sua il 4 agosto a Roma, per chiedere dei documenti falsi per Francesca Mambro, la compagna di Fioravanti. 

Inoltre quel giorno, lo stesso Fioravanti esordisce a Sparti con “hai visto che botto?”. La magistratura non ha molte prove e basa il processo sulla testimonianza di Sparti e la mancanza di un alibi per la Mambro e Fioravanti. Praticamente nulla su cui basarsi. 

Altri nomi vengono fuori tra i membri dei NAR che erano effettivamente sul luogo dell’attentato, quelli di Luigi Ciavardini, Sergio Picciafuoco e Massimiliano Facchini di ordine nuovo. Quest’ultimo durante il processo defini l’attentato terroristico in modo generico controproducente dal punto di vista politico, in quanto spesso durante le riunioni del partito se ne parlava in modo “astratto”. 

LE CONDANNE

Nel maggio del ‘94 la Corte d’Assise condannò all’ergastolo per strage Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Sergio Picciafuoco. Assolve invece Massimiliano Facchini. In seguito furono condannati per calunnia a finalità di terrorismo Licio Gelli, Francesco Pazienza, il generale Musumeci e il colonnello Belmonte. Nel ‘96 Picciafuoco viene assolto. A Ciavardini è toccata nel 2002 la condanna per strage. 

Recentemente le parole di Sparti sono state esaminate con le testimonianze dei familiari, che accertano la posizione del testimone ben lontano da Roma il giorno del presunto incontro con Fioravanti in quanto si trovava a Cura di Vetralla.

Pupazzi da Legare – Il primo podcast black humor dove la cronaca nera e il politicamente scorretto si incontrano in un minestrone maleodorante!
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