IL SEQUESTRO ALDO MORO

Nel 1977, la colonna militare romana delle Brigate Rosse ebbe un’idea. Molti commilitoni erano stati arrestati e venivano processati dallo stato all’epoca rappresentato dalla DC. L’idea era quella di processare lo stato stesso rapendo un rappresentante di spicco del Partito Democristiano. In più sarebbe stata una dimostrazione di forza in quanto il Partito Comunista di Berlinguer, nonostante avesse un largo consenso da parte del popolo, circa il 30 % fisso, veniva largamente emarginato anche per l’influenza americana.

Il sequestro

Dopo alcune indagini svolte da due commilitoni il candidato perfetto è risultato essere Aldo Moro. Il presidente della DC prega tutte le mattine nella chiesa di Santa Maria della Camilluccia e la zona sembra buona, ma alla fine venne scelta l’opzione di rapirlo per strada ed eliminare la scorta.

Sequestro Aldo Moro - Brigate rosse

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I soldi li avevano già, rimediati da sequestro dell’industriale Pietro Costa. Serve l’appartamento e Moretti, Capo delle BR a Roma, ne compra uno con garage in via Montalcini. Lo intestò a Laura Braghetta e Germano Maccari. Il 16 marzo Moro venne rapito alle 9:03 da un gruppo di persone vestite da piloti dell’Alitalia. In totale furono sparati 91 colpi e uccise 5 persone: Oreste Leonardi, Francesco Zizzi, Domenico Ricci, Raffaele Iozzino e Giulio Rivera. Moro viene caricato su una 132. Il 16 marzo viene infatti ricordato anche come la strage di via fani.

Tutti conosciamo a grandi linee quello che accadde nei 55 giorni del sequestro Moro. Le BR,  per la liberazione di Moro, chiedono la liberazione di 12 dei commilitoni sotto processo. La linea della fermezza dello stato che non tratta con i terroristi, e anche giustamente: sarebbe stato un errore dare quel potere ad un movimento clandestino. Le lettere di Moro al parlamento, al presidente della Repubblica Leone, a Cossiga, ad Andreotti, al Papa, alla moglie Eleonora, al nipotino Luca. I manifesti delle br… insomma, 55 giorni di prigionia che si conclusero il 9 maggio dello stesso anno con il ritrovamento di moro nella r4, morto, in via caetani.

Le dietrologie fantasy 

Poi però c’è l’altra storia, quella un po’ più complottista che vede coinvolti gli amici oltreoceano, i loro rivali Russi e il compromesso storico, che inizia molto prima, esattamente l’11 settembre del 1973, in Cile. La situazione era molto simile a quella italiana, con un governo di coalizione fra le forze di sinistra, i radicali e i democristiani presieduto da Salvador Allende. Quel giorno l’esercito, con le forti pressioni anche degli stati uniti, rovesciò il governo a suon di mazzate e bombe formando in seguito una giunta militare. Questo evento scatenò nel presidente del PCI Berlinguer la necessità di trovare un accordo con il governo per formarne uno stabile che rappresentasse più del 70% in parlamento e la popolazione italiana. Un governo di unità nazionale.

Qui nasce il compromesso storico fra Berlinguer e il presidente della DC Aldo Moro. Gli americani avevano sempre pressato il nostro paese ad evitare un rapporto con il Partito Comunista Italiano, che si era sempre difeso dicendo che era indipendente all’Unione Sovietica. 

In questa storia infatti gli americani furono i mandanti dell’omicidio moro, o almeno i sostenitori più forti della linea della fermezza per evitare la sua liberazione, come ci ha raccontato anche il giudice Ferdinando Imposimato, che seguì il caso Moro, nel suo libro “I 55 giorni che cambiarono l’italia”.

Alla fine la verità è una

Tornando a Moro altri dissero che il rapimento fu organizzato troppo bene per essere opera di quattro scappati di casa. Moretti stesso affermò, durante un interrogatorio, che le armi non erano difficili da rimediare e che erano anche scassate visto che due dei quattro mitra usati si erano addirittura inceppati. In più dovevano rapire un presidente di partito, mica il macellaio; ovviamente si sono organizzati bene. Insomma, è stato sicuramente un caso che ancora oggi è pieno di incognite. Si diceva per esempio che finché Cossiga e Andreotti erano vivi la verità non sarebbe mai saltata fuori. Peccato che questa verità non è mai arrivata. Moro è morto per mano delle Brigate Rosse e per un sistema che non ha saputo prevenire qualcosa che si poteva benissimo evitare. 

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